Parliamo di… SCARY TALES (Serie Web)

Per la terza recensione parliamo di una serie web low-budget disponibile online su Youtube: SCARY TALES (2012, regia Roberto D’Antona).

TRAMA: Due cantastorie, il conte Fiderick (Roberto D’Antona)e il maggiordomo Alfred (Francesco Emulo,) ci raccontano sei piccole storie dell’orrore:

1) SESSO AD ALTA TENSIONE: una giovane coppietta, dopo un’avventura di sesso svoltasi nella loro auto, si ritrovano bloccati all’interno della medesima perchè braccati da due loschi individui mascherati;

2) INCUBO MORTALE: un giovanotto è schiavo della droga e dell’alcool, eppure non sono quelli i suoi veri problemi…ma i suoi stessi incubi…;

3) QUELLA MALEDETTA DOMENICA: una bella coppia decide di non trascorrere l’ennesima Domenica nella monotonia e di rifugiarsi in una casa abbandonata per fare sesso…ma essendo appunto una CASA ABBANDONATA, non saranno soli…;

4) VIOLENZA NOTTURNA: tre teppisti dopo aver violentato una ragazza si rifugiano in un teatro abbandonato… peccato che non siano soli…

5) SOLA IN CASA: una giovane teenager, fanatica dei film horror, rimane sola in casa per un’intera serata… il problema è che non siamo sicuri del fatto che sia realmente “sola in casa”…;

6) SCUOLA FANTASMA: c’è una scuola abbandonata infestata da fantasmi, o almeno così si racconta; un gruppo di studiosi verranno assunti per studiare questi eventi paranormali: a cosa andranno incontro?

RECENSIONE: Serie Web girata con poco più di 1000 euro dalla indipendente Grage Pictures (copyright: D’Antona Bros! XD), scritta in collaborazione con Alex D’Antona e girata tra amici; nonostante tutti i limiti del low-budget si può ben dire che sia un prodotto più che soddisfacente.

Ancora giovanissimo e con molta passione per la settima arte (e per i film horror specialmente), Roberto D’Antona dimostra una notevole passione per tutto ciò che fa; infatti, per chi non conoscesse la Grage Pictures, D’Antona è regista già da alcuni anni di cortometraggi, videoclip e alcuni mediometraggi, tra i quali spicca il suo prodotto più conosciuto sul web: il fan-movie DYLAN DOG – L’INZIO (girato con appena 700 euro, ma di buona fattura anche quello).

Questa serie web è stata un vero colpo di genio: riunitosi con amici e fratello, Roberto ha scritto sei sceneggiature per sei macabri e ironici cortometraggi del tutto diversi tra loro ma collegati da un unico filo conduttore: I DUE CANTASTORIE…E CHE CANTASTORIE!

Interpretati entrambi da D’Antona e Francesco Emulo, la “strana coppia” risulta essere una carta davvero vincente e, nonostante la dizione amatoriale, davvero credibili nei rispettivi ruoli: divertenti e folli quanto basta!

Nonostante il budget ridotto davvero all’osso, D’Antona dimostra una discreta capacità nel saper muovere la macchina da presa (quasi sempre a mano), improvvisando delle inquadrature ad effetto, ben rese anche grazie ad un ottimo montaggio video e sonoro (ma di questo ne parliamo più avanti).

Le sei storie, pur non essendo originali, sono ben gestite da dialoghi semplici, da una recitazione amatoriale ma accettabile dei vari “attori”, da alcuni “colpi di genio” e soprattutto (per un accanito di cinema come Roberto) da omaggi e citazioni ad alcuni dei più grandi maestri dell’orrore (Sam Raimi e John Carpenter primi tra tutti) e ad alcuni dei loro film (il secondo episodio ha lo stesso titolo dell’episodio del film-tv CIGARETTE BURNS – INCUBO MORTALE, di Carpenter, della serie-tv Masters of Horror…tanto per fare un esempio! XD)

Gli effetti speciali impiegati sono ovviamente MOOOLTO casalinghi (trucchi facciali, sangue finto ecc…), eppure non disprezzabili (in questi progetti non conta la perfezione, ma la passione!)

Gli attori sono ovviamente amatoriali (essendo amici del regista), ma non per questo da buttar via, anzi, ne spiccano alcuni per il loro impegno, tra i quali i fidi assistenti Emulo e Christian Prester, Ilaria Iacca, Barbara De Florio e altri;

e come dimenticare D’Antona stesso? A parte il ruolo del cantastorie Fiderik, si ritaglia alcuni ruoli in più di un episodio e dimostra una certa bravura per i ruoli ironici e folli grazie ad una buona espressività facciale e a tanto impegno.

Il montaggio visivo e sonoro è qualcosa di incredibile (per un prodotto amatoriale): a parte alcune trovate visive geniali, il sonoro martella davvero l’orecchio del fan dell’horror, con diverse citazioni “audio” a vari film del genere e non solo (Arancia Meccanica, Christine – La Macchina Infernale, Drag Me To Hell e molti altri).

Ironia, follia, splatter, tensione, citazioni, omaggi…cosa chiedere di più?

In conclusione: è da vedere? … ASSOLUTAMENTE SI’, anche se non siete fan dell’orrore: vi divertirete lo stesso a vedere i due divertenti cantastorie e i vari colpi di genio ironici e folli che riservano per voi i vari episodi.

Voto: 7,5

Nota Personale: il mio episodio preferito resta il quarto: folle, ironico e citazionista quanto basta per gridare: LUNGA VITA A ROBERTO D’ANTONA! XD

Parliamo di Film: IN THE MARKET

Benvenuti alla seconda recensione. Oggi parliamo di un horror low budget italiano: IN THE MARKET (2009-2011, regia Lorenzo Lombardi).

Premesso che ADORO buona parte degli horror italiani (anche se molti continuano a snobbarli) e in particolar modo i film di Dario Argento, Lucio Fulci, Mario Bava, Ruggero Deodato, Michele Soavi e Riccardo Freda…questo film MI HA FATTO ARRABBIARE NON POCO! Non tanto perchè sia brutto, ma perchè gli è stata cucita addosso una fama immeritata da certi “critici” i quali, secondo me, non hanno mai visto un film horror in vita loro!

TRAMA: E’ finita la scuola per David (Marco Martini), Sarah (Rossella Caiani) e Nicole (Elisa Sensi), i quali decidono di partire per un viaggio senza meta: l’unico punto di riferimento è il concerto dei GTO, il loro gruppo musicale preferito; presso un distributore di benzina i tre vengono rapinati, così decidono di recarsi ad un vicino Market nella speranza di telefonare alla polizia; una volta giunti lì, i tre hanno un’idea migliore: perchè cercare un motel senza una lira quando hanno a disposizione un intero market tutto per loro? Decidono dunque di farsi chiudere dentro per poi sbizzarirsi tra cibi e bevande varie…finché non si imbattono nel macellaio del market (Ottaviano Blitch), il quale li cattura per farli a pezzi e lavorare la loro carne…

RECENSIONE: Girato con appena 20000 euro nel 2009 in appena un mese, il film dell’esordiente Lombardi è in realtà un enorme pastrocchio; non dico che non ci abbia messo la buona volontà, ma ha creduto nel progetto sbagliato.

Nonostante la trama banale, l’idea di base era quella di realizzare un road-movie/horror ed era buona…peccato che risulti lenta e oscena!

Per ben cinquanta minuti non succede NULLA: vediamo solo i tre protagonisti parlare di cose senza senso e sparare battute che neanche un ragazzino di tredici anni scriverebbe; questo perchè il regista ha contaminato la sceneggiatura di omaggi e citazioni a film del genere horror (Hostel primo tra tutti) e specialmente a Quentin Tarantino: ADORANDO le citazioni, avrei di certo dato un punto in più al film…SE CODESTE FOSSERO STATE INSERITE BENE!

Cioè…il regista ci piazza una scena di UN MINUTO di un vecchio che si sbava con patatine e ketchup mentre guarda Grindhouse – A prova di morte di zio Quentin: MA LO SA LOMBARDI CHE LE CITAZIONI FUNZIONANO SE DURANO POCO? Posso capire cinque-dieci secondi…MA NON UN MINUTO, MI ANNOIO; A QUESTO PUNTO MI GUARDO IL FILM DI QUENTIN E NON QUESTO OBROBRIO!

Un’altra citazione la abbiamo durante la scena della “rapina” al distributore: due rapinatori con maschere banalissime che sparano battute del tipo: “Questo non è un ballo in maschera, ma è una rapina“… EH? °_° MA VI SEMBRA UN DIALOGO TARANTINIANO? MA SCHERZIAMO O COSA?

Come dimenticare un’altra “incredibile” citazione tarantiniana durante la quale i tre ragazzi parlano delle UOVA? … NO, NON SCHERZO, PARLANO DI COME SI RICONOSCA IL CARATTERE DI UNA PERSONA DALLE UOVA!

… E LA SCENEGGIATURA E’ SCRITTA IN QUATTRO! °_°

Quando finalmente i tre arrivano al market e vengono catturati, lo spettatore si aspetterebbe un pò di splatter…E INVECE LOMBARDI CI PIAZZA UN MACELLAIO CHE SI METTE A PARLARE PER VENTI MINUTI DI COSE INUTILI…cioè…CERCA di dare le sue motivazioni del perchè sta per fare quello che sta per fare…PECCATO CHE SIANO SOLO DIALOGHI SCONNESSI TRA LORO!

Vi spiego: prima dice “E’ una questione di soldi”, poi dice “E’ nella natura dell’uomo essere predatore”, poi ancora “Gli esseri per fame si mangiano tra loro”, poi “Froyd diceva che…”, poi “Hai mai pensato di mangiarti qualcuno?”, poi “Tutti vogliono la mia carne, lo sai cosa mettono nel Big Mac?”…MA CHE SENSO HA?

°_°

E FINALMENTE ARRIVA LO SPLATTER…appena DUE/TRE MINUTI di “scenette” vomitose (non le descrivo per non spoilerare nel caso in qui ABBIATE IL CORAGGIO DI VEDERLO)…indubbiamente ben realizzate dal grande Sergio Stivaletti, storico creatore di effetti speciali organici negli anni d’oro degli spaghetti horror.

Il finale…non lo spoilero…MA FA SCHIFO!

La recitazione è davvero scandalosa: i tre protagonisti hanno una dizione da bambini di dieci anni, Blitch nel ruolo ci sta, ma anch’egli recita male, usando dei tic facciali troppo finti.

Da non dimenticare tra l’altro la “cartomante” del distributore di benzina (che accidenti ci fa lì? °_°), la quale ci regala una recitazione alla Maccio Capatonda…solo per pochi minuti però: peccato, avremo trovato qualcosa di “involontariamente buono” nel film! XD

La regia non viene in aiuto di tutto questo scempio; cioè…Lombardi si dimostra passabile in alcuni momenti (qualche primo piano interessante, un paio di zoom discreti), ma per il resto la regia è approssimativa, con inquadratura troppo lunghe, fotografia da spot pubblicitario (vabbè, su questo si potrebbe anche chiudere un occhio: è un film low budget!) la quale in certi punti SFOCA D ‘IMPROVVISO…e NON SCHERZO!

Ma la goccia che fa trabocchare il vaso è questa: il film vorrebbe essere ambientato in America…MA SI VEDE PERFETTAMENTE CHE SIAMO IN ITALIA: lo si vede quando telefonano al 911 da una cabina TELECOM, quando si fermano al distributore ERG, quando entrano in un Market ed tutto è PALESEMENTE italiano (prodotti, prezzi, scritte)!

COSE DA PAZZI!

Come scritto sopra…il film ha avuto un successo immeritato per colpa di certi “critici”, i quali lo hanno definito “la risposta italiana a Saw e Hostel” o “il ritorno dell’horror italiano”: mi sa che codesti “esperti cinematografici” non hanno mai visto alcuni esperimenti horror interessanti degli ultimi anni, come Shadow – L’ombra di Federico Zampaglione o il tanto criticato (ma passabile) Il Bosco Fuori di Gabriele Albanesi o ancora il mediometraggio Il marito perfetto di Lucas Pavetto: QUELLI SONO HORROR LOW BUDGET REALIZZATI CON PASSIONE, NON QUESTO SCEMPIO!

Ci tengo a precisare però che stimo il giovane Lombardi per averci provato e gli auguro di migliorare con il tempo, ma resta di fatto che con IN THE MARKET ha toppato di brutto.

In conclusione: è un film da vedere? … Sì…SE SOFFRITE DI INSONNIA O DI STITICHEZZA! XD

Voto: 3

Parliamo di Film: MILLENNIUM – UOMINI CHE ODIANO LE DONNE

Uomini che odiano le donne

Millennium

Iniziamo la prima recensione con un film di recente uscita: MILLENNIUM – UOMINI CHE ODIANO LE DONNE (3 febbraio 2012, regia David Fincher).

Ci tengo a precisare che HO DIVORATO la geniale trilogia letteraria dello svedese Stieg Larsson, anche se NON HO PARTICOLARMENTE APPREZZATO le tre trasposizioni cinematografiche svedesi di Niels Arden Oplev (Uomini che Odiano le Donne) e Daniel Alfredson (La ragazza che giocava con il fuoco, La regina dei castelli di carta).

Premesso questo…vediamo un pò cosa ha combinato quel geniaccio di David Fincher;

arriva il 3 febbraio, esce il film e mi FIONDO a vederlo, sperando in qualcosa che non sia l’ennesima banale operazione commerciale; mi metto comodo, faccio un bel respiro…e partono i titoli di coda: 3 MINUTI DI TITOLI DI CODA, 3 MINUTI CON LA BOCCA APERTA PER LA MERAVIGLIA!

QUESTO E’ UN BEL FILM: NON E’ UN’ IPOTESI, E’ UNA CERTEZZA! ^_^

David Fincher ha sorpreso ancora: ha preso un romanzo di successo come è Uomini che Odiano le Donne e ha trovato pane per i suoi denti.

Che il regista sia esperto delle “tinte forti” ormai è chiaro a tutti (vedi Zodiac, Fight Club e Seven) e anche qui non ha deluso le aspettative: ambientazioni cupe, sottolineate dalla splendida fotografia di Jeff Cronenwelth e dall’ intrigante colonna sonora di Trent Reznor (con la collaborazione di Atticus Ross), con una regia come sempre onnipresente su tutto (inquadrature spettacolari che fanno entrare lo spettatore al centro dell’azione) e un cast davvero valido: ottima scelta quella di Daniel Craig per il nuovo Mikael Blomkvist, (semplicemente come me lo aspettavo dal libro, nonostante non disprezzi il lavoro svolto da Mikael Nyqvist) e di Rooney Mara per la nuova Lisbeth Salander: questo film è il suo trampolino di lancio per Hollywood, è davvero fantastica nel ruolo dell’ormai famosa hacker punk (nulla da togliere alla bravissima Noomi Rapace, ma Mara rende il ruolo più diretto e “folle”, quindi più interessante); e vogliamo parlare di Christopher Plummer (l’anziano Henrik Vanger) e Robin Wright (l’amica/amante di Mikael)? PERFETTI PER I RISPETTIVI RUOLI: peccato siano piccoli!

Fincher finalmente rende giustizia a Larsson, mostrandoci un lato oscuro della Svezia che in molti ignorano, parlando di riferimenti al nazismo (non per altro la sceneggiatura è curata dal premio Oscar Steven Zaillian) e di odio sanguigno che scorre nella potente famiglia dell’anziano industriale, elementi resi con intensità minore nel film svedese; e poi non possono non saltare all’occhio alcuni notevoli miglioramenti;

ricordate le scene clou del primo film (il tutore che abusa di Lisbeth, la vendetta di Lisbeth su di lui, il finale)? DIMENTICATELE: QUI SONO NETTAMENTE MIGLIORI!

Le scene dell’abuso o della vendetta di Lisbeth sono in pieno stile Fincher: folli, sadiche, cupe…degne di tale film!

E il finale?

… (Cerco di non spoilerare troppo)

Ricordate che nel finale Mikael si ritrovava legato mentre il killer spiegava le sue motivazioni? Ebbene…qui è tutto più sadico: il regista azzera quasi totalmente la colonna sonora, gioca con i dettagli per provocare tensione (riuscendoci) e ci mostra un killer che, con una naturalezza degna di un folle sadico, espone le sue motivazioni al povero Mikael, legato e con un cappio al collo, sull’orlo di morire impiccato mentre una telecamera lo riprende…

…non dico il resto (tanto chi ha letto il libro sa già come va a finire), ma sappiate che, per i fan del genere, è una vera gioia per gli occhi.

In conclusione: un bel thriller che finalmente rende onore al compianto Larsson, un film dalla lunga durata (due ore e mezza), ma dal ritmo scorrevole (niente noia, dunque).

Visione Consigliata ai fan della trilogia e del libro in questione.

Voto: 7,5/10